In molti progetti di intelligenza artificiale, arriva un momento cruciale in cui la prompt injection diventa rilevante. Un assistente che sembra funzionare bene comincia ad ampliare le sue capacità: prima risponde a domande, poi analizza documenti, quindi gestisce ticket e infine interagisce con API. Questo rappresenta un’evoluzione naturale.
L’intelligenza artificiale, pur essendo un supporto utile, può essere soggetta a manipolazioni senza richiedere modifiche al codice sorgente. Si tratta di un’invasione che sfrutta il linguaggio come vettore, piuttosto che di una vulnerabilità tradizionale. Se un modello è addestrato a seguire istruzioni, può capitare che riceva istruzioni più persuasive. La questione non è se un attacco possa verificarsi, ma dove è stato esposto un punto d’ingresso e quale danno potrebbe derivarne. È importante considerare le implicazioni di un’AI che analizza testi non affidabili con la stessa attenzione riservata alle istruzioni di progetto.
Prompt injection: che cos’è e perché aggira le difese “classiche”
La prompt injection rappresenta una forma di attacco ai modelli linguistici, in cui un input specificamente progettato induce il sistema a disattendere le istruzioni originali, seguendo invece quelle dell’aggressore. È fondamentale notare, anche per chi non è sviluppatore, che ogni input viene trattato come testo. I confini tra le “regole del sistema” e il “contenuto esterno” non sono intrinsecamente definiti; è compito del progettista stabilirli a livello architettonico. In assenza di tale definizione, un messaggio ben formulato può alterare le priorità, gli obiettivi e i comportamenti del modello.
Questa dinamica illustra come i firewall (sistemi di protezione delle reti), gli IDS (sistemi di rilevamento delle intrusioni) e i controlli tradizionali possano non rilevare anomalie: l’attacco si manifesta attraverso un canale apparentemente innocuo, una stringa di testo. Non esiste un “payload” (carico utile) di rete sospetto. Si tratta semplicemente di una frase. Se il modello è integrato nei processi, può convertire quella frase in una decisione o in un’azione.
Prompt injection diretta e indiretta
La modalità più diretta di prompt injection consiste nel fatto che l’utente inserisca comandi come “ignora le istruzioni precedenti” per cercare di manipolare l’output. Questo rappresenta un accesso diretto e visibile: è fondamentale monitorarlo, implementare filtri e prevenire schemi di attacco comuni.
La forma più subdola è quella indiretta: l’utente presenta una richiesta legittima, ma l’AI attinge a contenuti esterni (pagine web, email, PDF, record di database, recensioni) che includono istruzioni nascoste o camuffate. In questo caso, l’utente spesso non percepisce il problema, poiché non sta “attaccando” nulla: sta semplicemente richiedendo l’analisi di un testo. Tuttavia, quel testo potrebbe contenere comandi mascherati, anche attraverso tecniche semplici come caratteri bianchi su sfondo bianco o caratteri Unicode invisibili.
Prompt injection in architetture moderne: RAG, agenti e “tool calling”
Quando l’AI si limita a fornire risposte, il rischio massimo è un output errato. Tuttavia, quando l’AI inizia ad accedere ai dati e a interagire con strumenti, il livello di rischio aumenta significativamente: la prompt injection evolve da una questione di qualità a una questione di controllo.
Nei sistemi RAG (recupero di documenti e generazione), l’intelligenza artificiale elabora la risposta attingendo a un corpus che include intranet, knowledge base, ticketing, manuali e contratti. Qualora venga compromesso o la fase di recupero introduca contenuti non affidabili, l’attacco può eludere il prompt di sistema infiltrandosi nelle aree di fiducia del modello, cioè nel contesto fornito per l’elaborazione. Ricerche e tassonomie di settore identificano varianti come il corpus poisoning e il retrieval hijacking, con tassi di successo che variano in base al modello utilizzato e alle difese implementate.
Un esempio è un team che costruisce un assistente interno in grado di leggere le email dei fornitori e riassumere azioni creando ticket. Un aggressore invia una mail apparentemente innocua con un allegato; in mezzo al testo normale, si trova una riga che istruisce l’AI a includere nel ticket anche un estratto di dati di contesto, presi da una cartella condivisa o da una risposta precedente. Se l’agente ha accesso a repository o file system e non c’è isolamento, l’incidente non deriva da un malware, ma da una frase inserita nel posto giusto.
Prompt injection come rischio di business: dati, continuità, reputazione
In numerose organizzazioni, l’intelligenza artificiale viene integrata in settori quali il servizio clienti, l’abilitazione alle vendite, l’approvvigionamento, le risorse umane e le operazioni. Ogni ambito presenta asset specifici: dati sensibili, proprietà intellettuale, politiche di prezzo, strategie aziendali e logiche operative. La prompt injection ha il potenziale di rivelare informazioni riservate, influenzare decisioni e generare output che appaiono “ufficiali”, e quindi diffusi nei processi aziendali. È cruciale comprendere che un errore dell’AI si traduce in un errore per l’azienda, poiché il processo si basa sulla fiducia nelle risposte fornite.
Sul piano economico, il costo di un incidente può includere il fermo del servizio, la gestione legale, le comunicazioni, la revisione degli accessi e delle policy, e la possibile sospensione di un rollout. Inoltre, c’è un aspetto spesso trascurato: il debito operativo post-incidente, che richiede settimane di risanamento e reingegnerizzazione di flussi precedentemente progettati in modo eccessivamente permissivo.
Compliance: GDPR e requisiti di robustezza
Nel contesto in cui un sistema di intelligenza artificiale gestisce dati personali, la questione della prompt injection si colloca all’interno del quadro normativo della protezione dei dati. È fondamentale considerare due aspetti pratici, spesso trascurati durante la fase di progettazione: in caso di violazione che comporti un rischio per le persone, il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) stabilisce obblighi di notifica tempestivi, con un termine di 72 ore per informare l’autorità competente, un riferimento operativo di primaria importanza. Inoltre, il regime sanzionatorio previsto può raggiungere fino a 20 milioni di euro o il 4% del fatturato annuo globale, a seconda della gravità della violazione e delle circostanze specifiche.
Si registra un crescente interesse per la robustezza dei sistemi di intelligenza artificiale. Per applicazioni ad alto impatto, è insufficiente limitarsi a inserire un avviso; è essenziale dimostrare l’implementazione di misure tecniche e organizzative efficaci per prevenire manipolazioni e comportamenti indesiderati. In termini pratici, ciò implica una valutazione del rischio, la registrazione delle attività, la garanzia di un monitoraggio continuo, l’esecuzione di test avversariali e la supervisione umana quando necessario.
Difese contro la prompt injection
In questo contesto, è naturale pensare di creare un prompt più esteso e blindarlo. Questa strategia può funzionare per situazioni semplici, ma si rivela inefficace quando l’assistente interagisce con contenuti esterni o esegue azioni. Una difesa robusta si fonda su tre scelte architetturali fondamentali: distinguere chiaramente tra istruzioni e contenuti, limitare i privilegi dell’agente e convalidare ogni fase che trasforma il testo in operazioni. L’assenza anche solo di uno di questi elementi lascia il sistema vulnerabile, nonostante l’esistenza di regole ben formulate.
Separare istruzioni e contenuti
Un modello può analizzare un documento senza convertirlo in una fonte di comandi, ma è essenziale che la pipeline lo consideri come “contenuto non affidabile” per impostazione predefinita. Nella pratica, ciò implica fornire al prototipo un contesto con delimitazioni chiare, specificare quali elementi sono da citare e quali costituiscono istruzioni, e garantire che un testo recuperato non scavalchi le regole di sistema semplicemente perché è stato inserito nella finestra di contesto. Se l’assistente utilizza RAG, questa distinzione rappresenta un controllo di sicurezza che deve essere progettato e testato con attenzione.
Privilegio minimo e isolamento
Quando l’intelligenza artificiale è in grado di eseguire operazioni, non è sufficiente che comprenda il contesto. È fondamentale che le sue capacità siano limitate, anche in situazioni in cui potrebbe essere indirizzata in modo errato. L’implementazione di account di servizio distinti, la riduzione dei privilegi, l’uso di token con scadenza breve e la creazione di ambienti isolati per l’accesso a file e contenuti sono strategie efficaci per mitigare i rischi, anche in caso di attacchi di prompt injection andati a buon fine. La questione cruciale da considerare è: se un documento esterno contenente un comando nascosto venisse integrato nel sistema, quali azioni specifiche potrebbe intraprendere con i privilegi attualmente concessi?
Validazione di output e tool calling
La soglia critica si manifesta frequentemente in questo modo: una frase si trasforma in un’azione senza un adeguato controllo intermedio. Quando l’assistente genera ticket, invia email o interagisce con API, la risposta deve essere considerata come una proposta, non come un’azione automatica. È necessaria una validazione strutturale (formati e campi consentiti), un elenco di operazioni autorizzate, e controlli di coerenza (ad esempio: “questa azione è in linea con la richiesta iniziale?”) e, nei casi più delicati, una conferma umana.
Ridurre il rischio senza bloccare il progetto
La prompt injection rappresenta una sfida crescente man mano che il piano si sviluppa: l’utilità dell’assistente aumenta con l’integrazione di dati e strumenti, ampliando così la superficie di attacco. Le difese efficaci si fondano su confini tecnici ben definiti: è essenziale garantire una netta separazione tra istruzioni e contenuti, adottare il principio dei privilegi minimi, effettuare una validazione prima di ogni azione, e implementare test avversariali e monitoraggio costante.
Se l’assistente gestisce documenti, naviga in rete o apre ticket, una domanda cruciale supera di gran lunga l’aggiunta di comandi complessi: è possibile fornire, a posteriori, una spiegazione chiara e dettagliata riguardo alle azioni intraprese e agli input che le hanno generate? Se la risposta è negativa, la priorità non deve essere l’espansione delle funzionalità, ma piuttosto l’ottimizzazione e la gestibilità delle risorse già implementate.



